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Nel 50° Anniversario della guerriglia del Che in Bolivia, oggi Cuba ricorda José María Martínez Tamayo

Fidel e José María Martínez Tamayo, alias Papi o Ricardo.

Fidel e José María Martínez Tamayo, alias Papi o Ricardo.

L'Avana, 30 Marzo (RHC) – Cinquant'anni fa, nel 1967, in America Latina si realizzava una delle più grandi imprese nella storia della lotta per l'indipendenza del continente, la guerriglia del Che e i suoi compagni in Bolivia.

Facevano parte del distaccamento combattente 29 boliviani, 16 cubani, 3 peruviani, una donna argentino-tedesca. Solo un piccolo gruppo di guerriglieri riuscirà a sopravvivere e ad eludere l'ultimo accerchiamento dell'esercito prima di trovare scampo in Cile (1968).

Il 30 di marzo del 1936 nasceva José María Martínez Tamayo (nome di battaglia Papi o Ricardo), straordinario combattente cubano che fece parte del nucleo guerrigliero del Che.

A 50 anni di distanza dall'impresa di Ernesto Guevara e i suoi compagni in Bolivia (1967-2017), che ha segnato un momento fondamentale della storia dell'America Latina e mondiale -in coincidenza con l'anniversario della nascita di questo guerrigliero- proponiamo di seguito una breve sintesi biografica della vita di Papi: un omaggio ad un combattente e rivoluzionario che a prezzo di enormi sacrifici è stato capace di scrivere insieme ai suoi compagni una delle pagine più belle e toccanti della lotta internazionalista.

 

PAPI, Ricardo, Mbili, Taco, Chinchu JOSÉ MARÍA MARTÍNEZ TAMAYO

Cubano (1936-1967). Nasce il 30 marzo 1936 a Mayarí, nella provincia di Holguín, da una famiglia priva di mezzi che per questo si vede costretta a mandarlo a vivere con il nonno. Molto presto lascia la scuola per lavorare prima nei campi e in seguito come conducente di trattori. Membro del Movimento 26 Luglio, nell’aprile del 1958 si unisce all’Esercito Ribelle, entrando nelle forze armate del Secondo Fronte sotto il comando di Raúl Castro. Dopo il trionfo della Rivoluzione si addestra nel corso per ufficiali della scuola delle Truppe Speciali del ministero degli Interni e riceve una formazione in varie specialità per l’attività operativa segreta. Svolge vari incarichi nell’ambito del Dipartimento Investigativo dell’Esercito Ribelle, della Sicurezza dello Stato e nel Dipartimento Operazioni Speciali del viceministero tecnico degli Interni, in qualità di ufficiale specializzato nella fornitura di aiuti ai movimenti rivoluzionari di liberazione nazionale dei popoli, in particolare quelli dell’America Latina e dei Caraibi. Nell’ottobre del 1962 lascia la famiglia e i figli, Lucía Elena e Jorge, per compiere la sua prima missione in Guatemala. Nel 1963 è in Bolivia e in Brasile per collaborare all’organizzazione dell’appoggio logistico al movimento guerrigliero di Salta, in Argentina, guidato da Jorge Ricardo Masetti. Nel 1965 partecipa alla missione internazionalista nel Congo come numero tre del comando. Dall’Africa si reca direttamente in Bolivia, dove a partire dal marzo del 1966 è addetto al collegamento con il Partito Comunista Boliviano e con i fratelli Coco e Inti Peredo, con l’incarico di stabilire le basi operative necessarie a consentire l’avvio della guerriglia. Rientrato a Cuba, si congeda dalla sua famiglia, che ha un componente in più dopo la nascita di José Ricardo, e fa ritorno in Bolivia il 31 dicembre 1966 per entrare definitivamente a far parte del nucleo combattente. Assegnato al distaccamento del Centro, rimane gravemente ferito durante il combattimento sulle rive del fiume Rosita, il 30 luglio 1967. Muore lo stesso giorno nell’accampamento guerrigliero, accudito e assistito dal fratello René, il guerrigliero Arturo.

 

Sintesi biografica tratta da:

Che Guevara e i suoi Compagni – Uomini della guerriglia in Bolivia, a cura di Enrica Matricoti, Zambon Editore, 2016, traduzione di Cristiano Screm.

 

Pubblicato da Enrica Matricoti
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